5 giorni in 50 sfumature...



GIORNO 1

“ Non posso rimanere. So cosa voglio e tu non puoi darmelo, ed io non posso darti quello di cu tu hai bisogno”. Quelle parole non volevano smettere di ronzarmi nella testa. Le risentivo come un disco rotto nella mia testa, nelle mie orecchie, nel mio cuore… “ Addio, Christian.”  Quelle parole, hanno spezzato qualcosa dentro di me, ironia della sorte hanno spezzato il mio cuore, un cuore che non sapevo di avere.  Se ne ha andata, aveva detto che non l’avrebbe fatto, che sarebbe rimasta, anche se l’ha detto mentre dormiva, credevo fosse sincera, ci credevo sul serio,  invece è uscita da quella porta ed io l’ho lasciata andare. Ed è stato giusto così, non potevo trattenerla, questa storia è durata abbastanza, lei non è la donna adatta a me, io ho bisogno di una donna che mi obbedisca e non controbatta, ho bisogno di una donna che mi faccia sentire potente e non che mi disarmi, di una donna che posso punire senza dovermi trattene quando mi disubbidisce, una donna che posso controllare sempre, non solo nella mia stanza dei giochi, ho bisogno di una fottuta Sottomessa, cazzo! Anastasia non poteva ricoprire quel ruolo, non poteva soddisfare i mie bisogni ed io non posso essere l’uomo che lei desiderava io fossi, io ho l’oscurità dentro di me e lei ha fin troppa luce. Maledizione! Ancora una volta ha ragione lei, anche quando mi lascia, ha dannatamente ragione lei! Sento un leggero tossicchiare, mi volto e vedo Taylor sulla porta << Ho accompagnato Miss Steele nel suo appartamento signore.>> Il suo sguardo è impassibile come al solito, ma i suoi occhi hanno un’espressione come di rimprovero << C’è altro Taylor?>> Mi fissa per una frazione di secondo, abbassa lo sguardo e poi fissa i suoi occhi con determinazione su di me <<Miss Steele è una donna adorabile, signore, una donna come poche, una di quelle capaci di cambiare il mondo e lei ha commesso un errore lasciandola andare via.>> Sono sbalordito, in tutti gli anni che Taylor lavora per me, e con tutte le cose che conosce di me e del mio stile di vita, non si è mai permesso di esprimere un opinione o dare un giudizio su qualcosa che non fosse inerente alla mia sicurezza <<Taylor, questi non sono affari tuoi!>> sbotto <<No, signore, ha ragione>> <<Non potevo trattenerla, io le avrei solo rovinato la vita, voleva di più, merita di più…>> la mia voce si abbassa di tono; non so perché sto dicendo queste cose a Taylor <<Miss Steele è una donna forte, signore, sarebbe stata in grado di sopportare molto più di quanto crede per amore, per amore suo.>> Taylor fa un sospiro, poi ricomincia a parlarmi ammorbidendo la sua espressione <<Lei è un grand’uomo signore, un uomo con un cuore grande, ma con poca stima di se stesso, Miss Steele ha portato un po’ di colore nel suo mondo grigio, mentre ora lei ha portato le tenebre in quello di Miss Steele lasciandola andare senza lottare, senza fermarla.>> Sono senza parole, non so davvero come controbattere, Taylor è un uomo in gamba, lo stimo, non può davvero pensare che un uomo oscuro come me vada bene per una come Anastasia… <<Dovrebbe darsi un’occasione signore, si merita più di quello che crede e anche Miss Steele lo merita. Ora se vuole scusarmi, vado nel mio ufficio>>. Di più… ancora quelle due parole. Quante volte me lo sono sentito chiedere? Di più. Eppure solo con Anastasia ho sentito di volerci provare, solo con lei non mi sono spaventato quando le ho sentite pronunciare dalle sue labbra. Maledizione le sue labbra! Quella bocca, sapeva come farmi impazzire, in tutti i sensi, ma soprattutto con le sue parole, con la sua lingua biforcuta. E’ una donna esasperante, non ho mai incontrato nessuno che sapesse tenermi testa, o a cui abbia permesso di farlo, né la mia famiglia, né tanto meno i miei partner d’affari, l’ultimo che ci aveva provato è atterrato sul pavimento con un labbro spaccato. Con lei era diverso. Mi faceva provare un brivido, qualcosa di nuovo, eppure io volevo zittirla… Volevo che mi fosse obbediente, che seguisse le mie dannatissime regole, quando invece le sue sfide, la sua irriverenza o la sua paura del dolore avevano fatto conoscere a me qualcosa di nuovo. Non ho mai fatto sesso alla vaniglia prima che con lei, non mi è mai interessato farlo, implica intimità, e l’intimità vuol dire toccare e farsi toccare e io non lo sopporto, con lei il sesso alla vaniglia era eccitante e stimolante  più che una scopata dopo una sculacciata con la verga, o di un bondage, o di qualsiasi scopata abbia mai fatto prima. E a renderlo fantastico era lei, solo e soltanto lei, ed io l’ho lasciata andare. Sono stato uno stronzo fin dall’inizio, quando mi ha detto di essere vergine, avrei dovuta farla riportare a casa, dimenticarla, lasciarla in pace, invece ne sono rimasto talmente ammagliato che la mia razionalità è andata a farsi fottere, e il mio egoismo ha prevalso così ho allungato la mano e l’ho presa, l’ho presa anche se non ne avevo il diritto, ed ora lei mi ama, ed io l’ho lasciata andare via. Oddio mi ama… Come si fa ad amare un uomo come me? Non sono nemmeno degno di essere chiamato uomo, ho lottato per avere quello che ho, per riscattarmi agli occhi del mio passato, ma ero e rimarrò sempre il figlio della puttana drogata. Non importa quanto potere o quanti soldi abbia, quello che sono non cambierà, sono un essere venuto al mondo per sbaglio, un essere oscuro, che non ha un cuore. Eppure il dolore che sento, lo strazio che mi squarcia l’anima in questo momento, nasce da li, dal cuore e se lo sento è solo perché Anastasia ne ha scalfito la corazza, tanto da infilarcisi e farmi provare questo dolore, ed io l’ho lasciata andare. Dopo quello che ha fatto per me, dopo tutto quello che le ho fatto passare, io non ho combattuto per tenerla con me, avrei potuto fermarla o almeno provarci, sono il solito stronzo! Lei sembrava così forte, credevo che… non importa cosa credevo, è crollata, crollata per colpa mia, vederla soffrire e piangere per quello che le avevo fatto, mi ha confuso, stordito. L’avevo già fatta piangere è vero, ma stavolta era doloroso sentirla, la consapevolezza che il mostro ero io, che la causa di quelle lacrime ero solo e soltanto io, sentirla lontana anche mentre l’abbracciavo, è stato destabilizzante e lei non merita questo, io non merito lei. Lei dovrebbe poter essere se stessa, dovrebbe poter esprimere un suo pensiero, essere padrona della sua vita e non doversi sottomettere ad un uomo, anche perché non sarebbe lei, non sarebbe quella ragazza semplice, frizzante, raffinata e onesta che entrate nel mio ufficio, che è entrata nella mia vita. Anastasia merita di più, più del guscio di un uomo circondato dalle tenebre. Ora basta, basta con questa fottuta autocommiserazione, ho bisogno di distrarmi, di riprendere il controllo di me stesso, questo non sono certo io. Cerco il telecomando dell’iPod, un po’ di musica mi aiuterà a non pensare, a riprendere in mano le redini del mio autocontrollo emotivo e in pochi secondi il suono di un pianoforte riecheggia dalle casse disposte in giro per il salone. Mi butto sul divano, stanco, esausto, come se non dormissi da giorni e avessi fatto un doppio allenamento con Claude, di quelli che mi riserva quando lo sfido e lo faccio incazzare. Mi passo la mano tra i capelli e ricordo quando era lei a farlo. “Oh! Ora basta cazzo!” Serro la mascella, cercando di riprendere il controllo, ascolto la voce che canta “Ma cos’è? Una congiura contro il sottoscritto per caso?” A cantare è James Blant, inglese ovviamente, il che già mi fa pensare a lei “Come se avessi mai smesso Grey” puntualizza il mio subconscio, e la canzone è “Goodbye my lover”,http://www.youtube.com/watch?v=wVyggTKDcOE ascolto alcune frasi “Hai toccato il mio cuore e la mia anima hai cambiato la mia vita e i miei progetti l’amore è cieco e l’ho capito quando mi hai accecato il cuore. Ho baciato le tue labbra e ti ho tenuto per mano ho condiviso i tuoi sogni e il tuo letto so bene chi sei, conosco il tuo odore sono assuefatto a te…”  Incredibile, questa è una congiura, mi accanisco contro il tasto “OFF” e la musica tace, lasciandomi di nuovo in un silenzio assordante. Mi sento come un animale in gabbia, ho bisogno di sfogarmi, di stancarmi fisicamente per mettere in pausa il mio cervello, e così estraggo il BlackBerry dalla tasca e avvio la chiamata <<Salve Mr. Grey, cosa posso fare per lei?>> mi sento rispondere dopo pochi squilli << Ciao Claude, avrei un po’ di tempo libero e bisogno che mi strapazzi un po’, potresti raggiungermi e farmi scaricare? Uno di quei tuoi super allenamenti.>> All’altro capo del telefono, c’è un attimo di silenzio, poi mi risponde <<Mr. Grey, mi dispiace doverle dire di no, ma sono già con un cliente e ho appena iniziato, non finirò prima di un paio d’ore e sono all’altro capo della città, mi dispiace.>> Mi altero,  non sono abituato a sentirmi dire di no << Claude, ti pagherò il doppio>> un sospiro e mi risponde << Non è una questione di soldi Mr. Grey. Sono un uomo di parola e ho preso questo impegno settimane fa, oltretutto è sabato e di solito io non lavoro. Spero che questo non comprometta la nostra collaborazione.>> “Merda, contavo su una strapazzata di Claude “ Il fatto che oneri i suoi impegni, è un punto a suo favore e così mi rassegno << Certo che no Claude, ci vediamo la settimana prossima.>> << Arrivederci Mr. Grey>> E ora? Potrei uscire e andare a correre, ma non è un attività che mi terrebbe la mente occupata, quindi la scarto a priori; mi guardo attorno in cerca di un ispirazione, e un immagine mi attraversa la mente, la mia R8! Ma certo! Una corsa con la mia adorata R8 è quello che ci vuole, velocità, potenza, e adrenalina. Mi avvio verso l’ufficio di Taylor per avvisarlo della mia uscita, busso alla porta e apro, lui sta controllando qualcosa al computer, ma in un attimo ho la sua attenzione <<Taylor, sto uscendo. Prendo la R8 e vado a fare un giro, non so dove e non so quando rientro.>> Lui si alza dalla sedia e gira intorno alla scrivania <<Certo signore, quindi devo avvisare che non presenzierà al ricevimento di beneficenza in programma per questa sera?>> “Merda!” Controllo l’ora e mi accorgo che è pomeriggio inoltrato, è necessario che vada a quel ricevimento, saranno presenti persone con cui potrei stringere qualche buon accordo in campo lavorativo, non posso mancare << No, Taylor, ci andrò, mi era solo passato di mente >> << Bene signore, pensa di uscire come al solito verso le 20? >> << Sì, grazie Taylor >> Lascio l’ufficio e mi dirigo la cucina, mi verso un bicchiere di vino e apro uno dei contenitori che Mrs. … ha lasciato nel frigorifero per il week end, mentre lo riscaldo nel microonde, mi domando se Anastasia avrà mangiato. Quando se n’è andata da qui, era a stomaco vuoto e so che lei spesso sottovaluta la necessità di nutrirsi, non vorrei che s’indebolisca o si ammali. Preoccuparmi per lei è diventata una costante. Nelle relazioni precedenti con le mie sottomesse, bastava il contratto affinché loro si comportino in un certo modo e raramente ho dovuto preoccuparmi. Anastasia invece, sembrava farlo di proposito. Come se farmi preoccupare o sfidarmi fosse la sua missione. Il mio scopo era quello di proteggerla e di tenerla al sicuro, evitare che si faccia male, perché se le fosse capitato qualcosa sarei morto. Dannazione! Ora che non è più con me, il pensiero di cosa potrebbe accaderle, ora che non posso più proteggerla come vorrei, mi spaventa. Non ho mai sentito una sensazione simile, e non mi piace. Finisco quanto ho nel piatto e lo ripongo nella lavastoviglie, si è fatta ora che inizi a prepararmi per il ricevimento. Salgo le scale per raggiungere la mia camera da letto e passo davanti alla porta della stanza dei giochi, lungo la schiena sento un brivido freddo percorrermi tutto al ricordo di cosa è accaduto poche ore prima, quando la sensazione di gelo mi arriva al cuore, mi allontano dalla porta e salgo in fretta in camera. Il getto caldo della doccia riscalda la mia pelle, ma nulla può contro il gelo che sento dentro. Mi concentro su un attività alla volta, semplice e banale per evitare di divagare con la mente, mi faccio la barba e penso ad ogni singolo movimento, anche mentre mi vesto, penso alla mossa successiva da fare come se fosse un attività che richiede chissà quale difficoltà, tutto per tenermi occupato. Per non pensarla. Per non ricordarla. Quando scendo nel salone Taylor mi sta aspettando e in silenzio usciamo dall’appartamento.

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